Il canto del gallo atomico

Dall'alto osservavo i bagliori giallastri nella notte.
Erano le luci dei fuochi accesi lungo le vie di quel
che rimaneva della città.
Un vento caldo cercava una fessura nella mia tuta
per disfarmi la pelle.
Il lamentoso sibilo di una sirena in lontananza
faceva da gallo per i pochi ancora vivi.
Avevano gli occhi cupi e pieni di noia, o forse
sapevano solo che sarebbero morti senza rivedere
l'alba.

Biotipo Vegetativo-Spastico

Il sudore mi imperlava la fronte. La fiamma fioca
della candela oscillava al ritmo dei miei gemiti
deliranti e sognai di essere pervasa dal bagliore
della luce, dal giallo e dall’indaco.
Vagheggiai di bere le acque dell’Ippocrene, scorsi
di lì a poco Pegaso che scuoteva la criniera e
distendeva le ali.
Sentii parole e vidi volti conosciuti.
Mi svegliarono un dolente spasmo e l’aroma
d’infuso d’anice.

Nessun segnale, li abbiamo persi

Un incontro! Lei era lì, pronta.
Gli occhi di lui, pesanti, si perdevano nel buoi del
vicolo. La prese da dietro; lei sentì le dita incavarle
la pelle sotto la clavicola, l'alito che sapeva di
liquirizia, poi nero.
Usarla come esca era stata un'idea della polizia;
perché la giustizia trionfi, dissero.
Il cannibale però, degustava sempre la sue vittime.
Le troncò l'orecchio che celava la trasmittente.

Io confido in Hammurabi

Fattucchiera!
Foriera di orrende malie e terrificanti malefici.
Aspetto sinuoso, occhi cupi e pungenti come spilli,
fluente chioma blu e amore per i gattini neri.
L’avevano relegata ai margini del deserto in quella
fatiscente capanna fatta di graticci di canne e
pietre, oltre l’ultima oasi.
Si sarebbe riscattata, lo sapeva, la sinossi era
chiara quando recitava: “Occhio per occhio, dente
per dente”.