Passeggiata d’estate

A piedi nudi risalgo la china di nuvole
bianche, stretta nel mio soprabito di
lucciole.
Mi avvicino alla luna piena che bonaria
riposa, mentre le stelle giocano a
rincorrersi tutt’intorno.
C’è chi la considera solo una palla che
vive di luce riflessa; a me piace pensarla
come una possibilità, che permette
d’iniziare a intravedere nella notte, in
attesa della luce del giorno pieno.
Ora sono in cima!

La speranza delle stelle

Ci ripensai. Non per vigliaccheria, ma
perché valutai che sarebbe stato assurdo
anticipare il mio turno, per colpa di chi
non considerava che sarebbe arrivato il
suo.
Il tempo è inesorabile e ripaga tutti allo
stesso modo.
Le lettere del mio biglietto, mostravano
ancora i segni dell’assalto.
Sarebbe stata una follia seguitare.
Infondo mi bastava solo voler aprire gli
occhi, per non vederli più.

Il giardino delle api

Come una piccola ape operosa, iniziò la
sua vita.
Si dava da fare, ligia e morale.
Coi piccoli occhi puliti scrutava il modo.
Pochi vivevano nell’amenità, troppi
sopravvivevano, battuti da una
burocrazia farabutta.
Anch’ella un giorno incappò in una pia
funzionaria, ma a sue spese capì, che
quella era falsa carità, dietro cui si
nascondeva una mantide biliosa, pronta a
ghermirla per rubarle la pace.

Io l’ho sentita a voi ora credere

Senza tanti convenevoli ed ingombranti
accessori, i due bimbi si avviarono con le
pecore. Enzo non poteva parlare né
sentire, ma i suoi occhi si perdevano
nella miriade di fiori colorati che
popolavano i pascoli odorosi.
D’un tratto un fiocco di neve, poi un
altro.
I due straniti si guardarono, ora
tutt’intorno infuriava la tormenta.
Una donna celestiale li salvò, facendoli
riparare sotto un acero.