Sembrava volare mentre attraversava il cortile,
spaventando a morte quei due polli spennati,
mentre il gallo, in cima al pagliaio, tentava di
riportare la calma, senza risultati.
Si sentiva braccato. Cadde e rotolò.
Col cannolè tirato sul palmo della mano, si
strofinò cercando di cancellare i segni del fango.
Lo sentì arrivargli alle spalle.
Aveva perso!
Una leccata e una risata conclusero il gioco.
Le infinite vette
Con passi pesanti, saliva e saliva. Le mani logore
spingevano quel macigno, ancora e ancora.
La vetta era ormai vicina, la liberazione ad un
passo.
I suoi occhi finalmente brillavano!
Ogni volta rimaneva frastornato nel vederlo
rotolare giù; da quel rumore, da quella moltitudine
di occhi che si sentiva addosso.
Se strana era stata la sua esistenza, sicuramente
molto più il suo eterno destino!
spingevano quel macigno, ancora e ancora.
La vetta era ormai vicina, la liberazione ad un
passo.
I suoi occhi finalmente brillavano!
Ogni volta rimaneva frastornato nel vederlo
rotolare giù; da quel rumore, da quella moltitudine
di occhi che si sentiva addosso.
Se strana era stata la sua esistenza, sicuramente
molto più il suo eterno destino!
Le triangolature del destino
1, 2, 3… era il tragitto di tutte le sue mattine,
contando di tre in tre i passi, che lo separava dal
portone di casa a quello dell’ufficio.
Un’ossessione o forse solo la ricerca della
perfezione!
Una mattina l’imprevedibile.
La scorse dall’entrata del bar, stava servendo dei
clienti.
Sul grembiule il tesserino triangolare, col suo
nome che aveva il suono dell’infinito.
Il suo perfetto infinito!
contando di tre in tre i passi, che lo separava dal
portone di casa a quello dell’ufficio.
Un’ossessione o forse solo la ricerca della
perfezione!
Una mattina l’imprevedibile.
La scorse dall’entrata del bar, stava servendo dei
clienti.
Sul grembiule il tesserino triangolare, col suo
nome che aveva il suono dell’infinito.
Il suo perfetto infinito!
Quel che c’è, ma non si vede
Seduto sul ceppo di un abete tagliato di fresco,
osservava il frenetico lavorio delle formiche, che
stavano smantellando una cavalletta morta da
poco.
Con lo sguardo perso, allungò la mano per rubare
al bosco un filo d’erba, lo portò alle labbra e iniziò
a suonare.
“PerDiana, PerBacco, PerGiove… Che musica
soave!”
A raccontare di quello strano incontro, lo
avrebbero preso di certo per visionario.
osservava il frenetico lavorio delle formiche, che
stavano smantellando una cavalletta morta da
poco.
Con lo sguardo perso, allungò la mano per rubare
al bosco un filo d’erba, lo portò alle labbra e iniziò
a suonare.
“PerDiana, PerBacco, PerGiove… Che musica
soave!”
A raccontare di quello strano incontro, lo
avrebbero preso di certo per visionario.
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