Lavorava duro nelle viscere della miniera, senza
mai vedere la luce.
Gli occhi rossi, le mani nere e i polmoni pieni di
polvere.
Guardava nel vuoto e sognava di poter rivedere
presto la moglie e il figlio tanto amati, magari
arrivare a bordo del dirigibile blu visto su un
giornaletto all’ufficio del telegrafo.
Non sapeva che il piccolo era sempre con lui, dopo
essere volato giù dal tetto del granaio.
Fuga di un Custode
Uscito dall’angolo correndo, la urtò.
Tutti i bozzetti si sparsero sui sampietrini bagnati.
Che disastro! Mesi di lavoro andati in fumo, anzi
in acqua. Lo avrebbe strozzato!
Lui affannato e desolato le porse quell’ormai
ammasso di cartacce.
Lei gliele strappò dalle mani senza nemmeno un
grazie
Strano, c’erano delle piume in mezzo, tutt’intorno
un buon profumo di pesche e di lui più nessuna
traccia.
Tutti i bozzetti si sparsero sui sampietrini bagnati.
Che disastro! Mesi di lavoro andati in fumo, anzi
in acqua. Lo avrebbe strozzato!
Lui affannato e desolato le porse quell’ormai
ammasso di cartacce.
Lei gliele strappò dalle mani senza nemmeno un
grazie
Strano, c’erano delle piume in mezzo, tutt’intorno
un buon profumo di pesche e di lui più nessuna
traccia.
Il nostro interminabile autunno
Mi sedette accanto e mentre i miei occhi erano
persi mi disse:”Un ducato d’argento per i tuoi
pensieri d’oro”.
“Sto pensando che l’adesso è un inganno creato
per farci capire che il tempo passa, anche se non ce
ne rendiamo troppo conto!
Guarda quei filari laggiù, sembrano sempre uguali
eppure i pampini prima cercavano di celare agli
occhi l’uva e ora iniziano a sfumare verso il giallo
e il rosso”.
persi mi disse:”Un ducato d’argento per i tuoi
pensieri d’oro”.
“Sto pensando che l’adesso è un inganno creato
per farci capire che il tempo passa, anche se non ce
ne rendiamo troppo conto!
Guarda quei filari laggiù, sembrano sempre uguali
eppure i pampini prima cercavano di celare agli
occhi l’uva e ora iniziano a sfumare verso il giallo
e il rosso”.
Per un pizzico di vaniglia
Ore 7:30, Riunione, isole Mascarene.
La porta dell’ambulatorio si aprì sbattendo e la
piccola stanza tremò.
Fu portata dentro in tutta fretta una donna. Pallida
non parlava, tremava, aveva le pupille dilatate e
guardava nel vuoto.
Il medico le tolse lo straccio con cui l’avevano
fasciata alla meno peggio.
Cielo!
L’orchidea dimenandosi, le si era insinuata sotto il
palmo della mano destra.
Era viva!
La porta dell’ambulatorio si aprì sbattendo e la
piccola stanza tremò.
Fu portata dentro in tutta fretta una donna. Pallida
non parlava, tremava, aveva le pupille dilatate e
guardava nel vuoto.
Il medico le tolse lo straccio con cui l’avevano
fasciata alla meno peggio.
Cielo!
L’orchidea dimenandosi, le si era insinuata sotto il
palmo della mano destra.
Era viva!
Terrore mongolo
Un segnale di fumo sulla collina, poi il cupo suono
del corno risuonò per tutta la vallata.
Il gonfalone con l’astore nero era immobile.
Gli occhi a mandorla, chiari e inumani, freddi e
calcolatori, non lasciavano trapelare alcuna paura.
Era di gelo!
Alzò la scimitarra, la sua lama balenò da lontano e
per un attimo mi accecò.
Un urlo agghiacciante lasciò tutti di sale.
Pregammo di morire subito.
del corno risuonò per tutta la vallata.
Il gonfalone con l’astore nero era immobile.
Gli occhi a mandorla, chiari e inumani, freddi e
calcolatori, non lasciavano trapelare alcuna paura.
Era di gelo!
Alzò la scimitarra, la sua lama balenò da lontano e
per un attimo mi accecò.
Un urlo agghiacciante lasciò tutti di sale.
Pregammo di morire subito.
Maledetta Luna!
Era differente rispetto a quanti la attorniavano.
Preferiva rimanere per ore distesa sul prato, coi
lunghi capelli ramati trafitti da mille margherite.
Col naso in su guardava le sfumature rosse delle
nuvole al tramonto.
Allungando l’indice verso il cielo cercava di
delineare i contorni di un lupo, poi si lasciava
sfuggire una lacrima.
Non potevano sapere, ma la notte spesso
rischiavano d’ucciderla!
Preferiva rimanere per ore distesa sul prato, coi
lunghi capelli ramati trafitti da mille margherite.
Col naso in su guardava le sfumature rosse delle
nuvole al tramonto.
Allungando l’indice verso il cielo cercava di
delineare i contorni di un lupo, poi si lasciava
sfuggire una lacrima.
Non potevano sapere, ma la notte spesso
rischiavano d’ucciderla!
Bacio amaro
Rannicchiato nella penombra brumosa della
doccia, ero solo con i miei pensieri.
Bagnato, nuca al muro, tirai un sospiro ad occhi
chiusi e nel riaprirli la vidi.
Dapprima esitante, si lasciò presto scivolare verso
me come in un tango, calda nel suo Molinete.
Ora era vicinissima, i miei occhi neri si
specchiavano in lei, poi cadde sul mio sopracciglio
spaccato che ricominciò a bruciare.
Ero sconfitto!
doccia, ero solo con i miei pensieri.
Bagnato, nuca al muro, tirai un sospiro ad occhi
chiusi e nel riaprirli la vidi.
Dapprima esitante, si lasciò presto scivolare verso
me come in un tango, calda nel suo Molinete.
Ora era vicinissima, i miei occhi neri si
specchiavano in lei, poi cadde sul mio sopracciglio
spaccato che ricominciò a bruciare.
Ero sconfitto!
Il terzo occhio
Una soffiata decisa e la vampa che saliva melensa
non c’era più.
I suoi occhi prima fissarono il piatto, poi
iniziarono a perdersi nel turbinio delle stelle del
brodo e gli vennero in mente l’universo e i misteri
della sua creazione.
La teoria degli elementi, quella delle stringhe con
le sue 11 dimensioni, gli universi paralleli, tutto
era chiaro adesso!
“Mangia che si fredda!”, e tornò alla realtà.
non c’era più.
I suoi occhi prima fissarono il piatto, poi
iniziarono a perdersi nel turbinio delle stelle del
brodo e gli vennero in mente l’universo e i misteri
della sua creazione.
La teoria degli elementi, quella delle stringhe con
le sue 11 dimensioni, gli universi paralleli, tutto
era chiaro adesso!
“Mangia che si fredda!”, e tornò alla realtà.
Diventerai una parte di 9, efficientemente perfetto. Sarai ASSIMILATO!
2 di 9, in apparenza scollegato dal suo Collettivo,
ora era 1.
Un giorno le fece una promessa; l’avrebbe amata
sempre, difesa da tutto e tutti.
Non aveva però ancora fatto i conti con la sua
Matrice.
Lei non l’avrebbe perso così, solo per uno sciocco
sentimento. Il sibilo della sua voce gli pervase i
sensi.
1 tornò 2 di 9 e la “ bontà” del codice della sua
matrice gli resettò e annichilì il cuore!
ora era 1.
Un giorno le fece una promessa; l’avrebbe amata
sempre, difesa da tutto e tutti.
Non aveva però ancora fatto i conti con la sua
Matrice.
Lei non l’avrebbe perso così, solo per uno sciocco
sentimento. Il sibilo della sua voce gli pervase i
sensi.
1 tornò 2 di 9 e la “ bontà” del codice della sua
matrice gli resettò e annichilì il cuore!
Sono un ranger. 4° reggimento alpini paracadutisti.
Nella cabina eravamo tutti seduti e muti come
sempre. I motori pensavano a ronzare.
Il segnale!
Mi alzai, ero l’ultimo della fila.
L’aria era ancora più gelida la notte e l’atterraggio
sarebbe stato a dir poco umido.
Mi sporsi dal portello i miei compagni non si
vedevano più, respirai profondamente e chiusi gli
occhi.
Un balzo e volai giù in picchiata come un falco
pellegrino a caccia delle sue prede.
sempre. I motori pensavano a ronzare.
Il segnale!
Mi alzai, ero l’ultimo della fila.
L’aria era ancora più gelida la notte e l’atterraggio
sarebbe stato a dir poco umido.
Mi sporsi dal portello i miei compagni non si
vedevano più, respirai profondamente e chiusi gli
occhi.
Un balzo e volai giù in picchiata come un falco
pellegrino a caccia delle sue prede.
Anime nere. L’inganno del mio tempo
Ci vorrebbe un adattatore per poter armonizzare i
cuori e unire le coscienze, ma prima ancora
bisognerebbe ridestare dal torpore chi ha l’animo
offuscato dalla soverchieria.
La vita non è facile e la via giusta sembra sempre
la più ardua, per cui va elusa a priori per paura di
affogare nel lago delle proprie lacrime.
Sarebbe tutto così facile, ma lontani sono i tempi
in cui sacra era la parola data.
cuori e unire le coscienze, ma prima ancora
bisognerebbe ridestare dal torpore chi ha l’animo
offuscato dalla soverchieria.
La vita non è facile e la via giusta sembra sempre
la più ardua, per cui va elusa a priori per paura di
affogare nel lago delle proprie lacrime.
Sarebbe tutto così facile, ma lontani sono i tempi
in cui sacra era la parola data.
Rendez-Vous – Déjà vu
Tranquilla, seduta sulle scale, guardo da giorni le
evoluzioni della “solita” farfalla.
Un raggio di sole filtra tra le foglie del siliquastro
e mi colpisce la fronte.
L’aria calma, ferma e il frinire delle cicale,
rendono l’atmosfera surreale.
Poi d’un tratto qualcosa mi balena a fianco, mi
giro di scatto, il cuore in gola, conosco quelle
ombre.
Sospiro remissiva ma ai miei occhi fugge una
lacrima.
evoluzioni della “solita” farfalla.
Un raggio di sole filtra tra le foglie del siliquastro
e mi colpisce la fronte.
L’aria calma, ferma e il frinire delle cicale,
rendono l’atmosfera surreale.
Poi d’un tratto qualcosa mi balena a fianco, mi
giro di scatto, il cuore in gola, conosco quelle
ombre.
Sospiro remissiva ma ai miei occhi fugge una
lacrima.
Tuta blu e puzza di grasso
Eravamo amici da tanto, poi un giorno lo vidi
diverso.
Assorto ed indaffarato tra le sue valvole, cilindri,
filtri e tutti gli altri aggeggi di oleodinamica mi
sfiorò!
Inizialmente non capivo, sentivo il cuore forte
picchiarmi in testa, poi la sua voce sicura, le mani
grandi, le braccia vigorose, il suo odore, le labbra
tumide color fragola.
Ma che cavolo sto facendo!
Scossi la testa e tornai in me.
diverso.
Assorto ed indaffarato tra le sue valvole, cilindri,
filtri e tutti gli altri aggeggi di oleodinamica mi
sfiorò!
Inizialmente non capivo, sentivo il cuore forte
picchiarmi in testa, poi la sua voce sicura, le mani
grandi, le braccia vigorose, il suo odore, le labbra
tumide color fragola.
Ma che cavolo sto facendo!
Scossi la testa e tornai in me.
I misteri di Caldara
Trafelato si chinò per terra dietro delle inconsuete
betulle nordiche. Finalmente dopo tanti tentativi
aveva raggiunto il suo padrone, così strano e
oscuro!
Lo vide dritto davanti al laghetto che ribolliva
grazie ai gas sprigionati dal sottostante cratere.
Lo osservò nel suo rituale e poi infilarsi qualcosa
sotto il mantello.
Una volta che se ne fu andato si avvicinò.
Vide inscritto a terra: VITRIOL.
betulle nordiche. Finalmente dopo tanti tentativi
aveva raggiunto il suo padrone, così strano e
oscuro!
Lo vide dritto davanti al laghetto che ribolliva
grazie ai gas sprigionati dal sottostante cratere.
Lo osservò nel suo rituale e poi infilarsi qualcosa
sotto il mantello.
Una volta che se ne fu andato si avvicinò.
Vide inscritto a terra: VITRIOL.
Guscio rotto (la luce può entrare solo così)
Non so nulla del mio futuro, sono però certa che ci
sarà un autunno fatto di foglie gialle, arancio e
rosse, di ceste di vimini intrecciate a lume di
candela, di sapore di pane raffermo ammollato e
ben oliato, di tepore delle prime braci, di profumo
di vino e castagne.
Io sono una foglia e come le altre cadrò (non a
caso) secondo il piano per me stabilito, dopo che
avrò degustato tutti questi piaceri della vita, ma
anche patito le sue inevitabili disarmonie.
Perché il buono si apprezza solo rendendosi conto
e capendo a fondo il malamente.
sarà un autunno fatto di foglie gialle, arancio e
rosse, di ceste di vimini intrecciate a lume di
candela, di sapore di pane raffermo ammollato e
ben oliato, di tepore delle prime braci, di profumo
di vino e castagne.
Io sono una foglia e come le altre cadrò (non a
caso) secondo il piano per me stabilito, dopo che
avrò degustato tutti questi piaceri della vita, ma
anche patito le sue inevitabili disarmonie.
Perché il buono si apprezza solo rendendosi conto
e capendo a fondo il malamente.
Non ti fidar della “Donna nera”
Le aveva riempito un cono di carta paglia con le
patate fritte bollenti, tagliate a sigaretta!
Godeva nel vederla mangiare.
Aveva passato i mesi precedenti a coltivare quel
tubero con tutto l’amore possibile, in un substrato
di terra soffice e lauta polvere di arsenico.
Sì, arsenico, che l’avrebbe prima sfibrata e poi
uccisa.
Aveva dalla sua tutto il tempo, la pazienza e le
stuzzicanti patate viola.
patate fritte bollenti, tagliate a sigaretta!
Godeva nel vederla mangiare.
Aveva passato i mesi precedenti a coltivare quel
tubero con tutto l’amore possibile, in un substrato
di terra soffice e lauta polvere di arsenico.
Sì, arsenico, che l’avrebbe prima sfibrata e poi
uccisa.
Aveva dalla sua tutto il tempo, la pazienza e le
stuzzicanti patate viola.
La ballata del Clostridium tetani
Quel pomeriggio in riva al mare col pugno pieno
di sabbia disegnò una semicroma; così elegante,
gentile, adagiata sulla sua chiave di violino!
Mugugnava un motivo dai sapori lontani, mentre
la sabbia scendeva e la brezza le lambiva i capelli.
Non avrebbe mai immaginato quella sorte.
Nascosta tra la sabbia, l’asta di un pallet con un
chiodo arrugginito le bucò un piede.
Morì di spasmi al ritmo di 7/8.
di sabbia disegnò una semicroma; così elegante,
gentile, adagiata sulla sua chiave di violino!
Mugugnava un motivo dai sapori lontani, mentre
la sabbia scendeva e la brezza le lambiva i capelli.
Non avrebbe mai immaginato quella sorte.
Nascosta tra la sabbia, l’asta di un pallet con un
chiodo arrugginito le bucò un piede.
Morì di spasmi al ritmo di 7/8.
Grotte di Sicilia
Dai miei occhi iniziava a filtrare la luce. Mi
avevano colpito e poi sedato. Sentivo solo il
crepitio di un fuoco e il puzzo d’umido misto a
quello del mio sangue, che nonostante la
fasciatura, colava ancora dal mio mignolo,
amputato con delle tenaglie.
Rapito.
Sfinito cercavo di scorgere un movimento.
Niente.
Solo una grossa svastica sul soffitto, beffardo
emblema sanscrito di buon auspicio.
avevano colpito e poi sedato. Sentivo solo il
crepitio di un fuoco e il puzzo d’umido misto a
quello del mio sangue, che nonostante la
fasciatura, colava ancora dal mio mignolo,
amputato con delle tenaglie.
Rapito.
Sfinito cercavo di scorgere un movimento.
Niente.
Solo una grossa svastica sul soffitto, beffardo
emblema sanscrito di buon auspicio.
O.O.B.E. il più bel viaggio di Mia
Stava cercando se stessa Mia, dopo aver fatto tanta
indigestione di civiltà, che altro non era che
ignoranza e ferocia.
La sorte l’aveva portata dal maestro Zao. Lui le
chiese di chiudere gli occhi, le impose la mani e lei
volò.
Ora sentiva odore di incenso e muschio, l’umidità
dell’aria e il gocciolare delle condense.
Aveva capito.
Aprì gli occhi e lì, di fronte stagliata, la Rupe dei
mille Buddha.
indigestione di civiltà, che altro non era che
ignoranza e ferocia.
La sorte l’aveva portata dal maestro Zao. Lui le
chiese di chiudere gli occhi, le impose la mani e lei
volò.
Ora sentiva odore di incenso e muschio, l’umidità
dell’aria e il gocciolare delle condense.
Aveva capito.
Aprì gli occhi e lì, di fronte stagliata, la Rupe dei
mille Buddha.
Il colore dello sconcerto
Le passò accanto come uno qualunque, ad un tratto
piroettò su se stesso con uno scatto repentino!
Sfilò da un fustino che aveva sottobraccio, una
gerbera rosa, e con un inchino strampalato e
malfermo, gliela puntò sotto il naso.
Poi senza dir nulla, alzò lentamente gli occhi neri,
grandi ed acquosi.
Un sorriso immenso gli incorniciò il viso mentre
diceva:”Un fiorellino dal vostro Clown
Clandestino!”.
piroettò su se stesso con uno scatto repentino!
Sfilò da un fustino che aveva sottobraccio, una
gerbera rosa, e con un inchino strampalato e
malfermo, gliela puntò sotto il naso.
Poi senza dir nulla, alzò lentamente gli occhi neri,
grandi ed acquosi.
Un sorriso immenso gli incorniciò il viso mentre
diceva:”Un fiorellino dal vostro Clown
Clandestino!”.
La croce di fuoco KKK
1924, Indiana.
Si erano allontanati dalle rispettive famiglie dopo
cena. Radunati come al solito nel seminterrato
della casa di William, si prepararono per la
spedizione.
Bardati di tutto punto uscirono muti e in fila
indiana, diretti verso il gruppo di tuguri.
La croce di legno crepitava. Nell’aria i mantra
della Legione Nera e il bagliore del fuoco che si
rifletteva negli occhi impauriti di Amice.
Si erano allontanati dalle rispettive famiglie dopo
cena. Radunati come al solito nel seminterrato
della casa di William, si prepararono per la
spedizione.
Bardati di tutto punto uscirono muti e in fila
indiana, diretti verso il gruppo di tuguri.
La croce di legno crepitava. Nell’aria i mantra
della Legione Nera e il bagliore del fuoco che si
rifletteva negli occhi impauriti di Amice.
Il “Maestro del Pendolo Sidereo”
Non parlava molto, era uomo d’altri tempi,
appassionato di umanità, stelle e misteri.
Nessuno sapeva con precisione dove avesse
appreso quell’arte così affascinante (chi diceva da
un vecchio guru indiano, chi da un medico
diventato pazzo).
Dopo un pranzo succulento si fece portare una
cartina. Un rivolo di fumo salì veloce dalla sua
sigaretta.
Il pendolo si fermò lì! Il prigioniero era a Ponza.
appassionato di umanità, stelle e misteri.
Nessuno sapeva con precisione dove avesse
appreso quell’arte così affascinante (chi diceva da
un vecchio guru indiano, chi da un medico
diventato pazzo).
Dopo un pranzo succulento si fece portare una
cartina. Un rivolo di fumo salì veloce dalla sua
sigaretta.
Il pendolo si fermò lì! Il prigioniero era a Ponza.
P Vs F
Schierati in prima linea, sguardi fermi, mascelle
serrate e nervi tesi.
Da un lato gruppi di protesta armati di
passamontagna, sassi e della rabbia di una
generazione costretta a lottare e a sentirsi sempre
più impotente; dall’altro i nuclei antisommossa
con i loro caschi, scudi e tonfa, che scrutano tra
quei ragazzi.
Non sarebbe certo una meraviglia per un padre
incrociare gli occhi di suo figlio!
serrate e nervi tesi.
Da un lato gruppi di protesta armati di
passamontagna, sassi e della rabbia di una
generazione costretta a lottare e a sentirsi sempre
più impotente; dall’altro i nuclei antisommossa
con i loro caschi, scudi e tonfa, che scrutano tra
quei ragazzi.
Non sarebbe certo una meraviglia per un padre
incrociare gli occhi di suo figlio!
SchizZofrenesia
Gli mancavano due dita dalla mano destra, ma
usava l’unghia lunga del mignolo come un uncino,
per estrarre il midollo dall’osso di maiale del suo
ramen.
Continuava a scrutarne l’interno e a succhiarlo
come fosse una cannuccia, in realtà era un’arma
appuntita e tagliente alla quale la lasciva
cameriera, col collo oliato di abelmosco, non era
scampata.
Quell’olezzo, ogni volta gli gridava di scannare!
usava l’unghia lunga del mignolo come un uncino,
per estrarre il midollo dall’osso di maiale del suo
ramen.
Continuava a scrutarne l’interno e a succhiarlo
come fosse una cannuccia, in realtà era un’arma
appuntita e tagliente alla quale la lasciva
cameriera, col collo oliato di abelmosco, non era
scampata.
Quell’olezzo, ogni volta gli gridava di scannare!
Bestioline e cristianacci
Niente fischi, nessuna grattatina dietro l’orecchio,
né carezze, né rumore di scodella; solo una vecchia
ciabatta in cui infilare il muso, chiudere gli occhi,
sospirare e pensare alle sue mani dolci e rugose.
Era rimasto solo, dopo che Lui era stato falciato
sulle strisce pedonali.
Una vita dura, stroncata da un pirata della strada
che se l’era cavata con poco, nonostante l’accusa
di dolo generico.
né carezze, né rumore di scodella; solo una vecchia
ciabatta in cui infilare il muso, chiudere gli occhi,
sospirare e pensare alle sue mani dolci e rugose.
Era rimasto solo, dopo che Lui era stato falciato
sulle strisce pedonali.
Una vita dura, stroncata da un pirata della strada
che se l’era cavata con poco, nonostante l’accusa
di dolo generico.
Deriva
Bottiglia!
Di vetro verde scuro, imperfetta nella foggia. A
ben guardarla presentava piccole bolle estese
lungo i fianchi. Il sughero marcio e slabbrato
faceva capolino tra la sabbia rosa e le conchiglie
rotte.
Era arenata dopo tanto fluttuare, sospinta dalle
correnti.
Logora e arrotolata, una pergamena celava un
messaggio.
No, non era gossip meschino, ma uno struggente
grido di richiesta d’aiuto.
Di vetro verde scuro, imperfetta nella foggia. A
ben guardarla presentava piccole bolle estese
lungo i fianchi. Il sughero marcio e slabbrato
faceva capolino tra la sabbia rosa e le conchiglie
rotte.
Era arenata dopo tanto fluttuare, sospinta dalle
correnti.
Logora e arrotolata, una pergamena celava un
messaggio.
No, non era gossip meschino, ma uno struggente
grido di richiesta d’aiuto.
Il merlo in gabbia
Il merlo nero dondolava indaffarato nella gabbia,
ogni tre dondolate un fischio.
Aveva assistito al fattaccio del giorno prima.
Il suo padrone stava preparando la colazione, ad
un tratto il cellulare, e lui sbadato portò
all’orecchio il pentolino di ferro del latte.
Risultato: latte sparso per tutta la cucina, mega
cerotto sull’orecchio destro e beffardo buongiorno
del merlo con un:”Umani sceeeemi!”
ogni tre dondolate un fischio.
Aveva assistito al fattaccio del giorno prima.
Il suo padrone stava preparando la colazione, ad
un tratto il cellulare, e lui sbadato portò
all’orecchio il pentolino di ferro del latte.
Risultato: latte sparso per tutta la cucina, mega
cerotto sull’orecchio destro e beffardo buongiorno
del merlo con un:”Umani sceeeemi!”
Il canto del gallo atomico
Dall'alto osservavo i bagliori giallastri nella notte.
Erano le luci dei fuochi accesi lungo le vie di quel
che rimaneva della città.
Un vento caldo cercava una fessura nella mia tuta
per disfarmi la pelle.
Il lamentoso sibilo di una sirena in lontananza
faceva da gallo per i pochi ancora vivi.
Avevano gli occhi cupi e pieni di noia, o forse
sapevano solo che sarebbero morti senza rivedere
l'alba.
Erano le luci dei fuochi accesi lungo le vie di quel
che rimaneva della città.
Un vento caldo cercava una fessura nella mia tuta
per disfarmi la pelle.
Il lamentoso sibilo di una sirena in lontananza
faceva da gallo per i pochi ancora vivi.
Avevano gli occhi cupi e pieni di noia, o forse
sapevano solo che sarebbero morti senza rivedere
l'alba.
Biotipo Vegetativo-Spastico
Il sudore mi imperlava la fronte. La fiamma fioca
della candela oscillava al ritmo dei miei gemiti
deliranti e sognai di essere pervasa dal bagliore
della luce, dal giallo e dall’indaco.
Vagheggiai di bere le acque dell’Ippocrene, scorsi
di lì a poco Pegaso che scuoteva la criniera e
distendeva le ali.
Sentii parole e vidi volti conosciuti.
Mi svegliarono un dolente spasmo e l’aroma
d’infuso d’anice.
della candela oscillava al ritmo dei miei gemiti
deliranti e sognai di essere pervasa dal bagliore
della luce, dal giallo e dall’indaco.
Vagheggiai di bere le acque dell’Ippocrene, scorsi
di lì a poco Pegaso che scuoteva la criniera e
distendeva le ali.
Sentii parole e vidi volti conosciuti.
Mi svegliarono un dolente spasmo e l’aroma
d’infuso d’anice.
Nessun segnale, li abbiamo persi
Un incontro! Lei era lì, pronta.
Gli occhi di lui, pesanti, si perdevano nel buoi del
vicolo. La prese da dietro; lei sentì le dita incavarle
la pelle sotto la clavicola, l'alito che sapeva di
liquirizia, poi nero.
Usarla come esca era stata un'idea della polizia;
perché la giustizia trionfi, dissero.
Il cannibale però, degustava sempre la sue vittime.
Le troncò l'orecchio che celava la trasmittente.
Gli occhi di lui, pesanti, si perdevano nel buoi del
vicolo. La prese da dietro; lei sentì le dita incavarle
la pelle sotto la clavicola, l'alito che sapeva di
liquirizia, poi nero.
Usarla come esca era stata un'idea della polizia;
perché la giustizia trionfi, dissero.
Il cannibale però, degustava sempre la sue vittime.
Le troncò l'orecchio che celava la trasmittente.
Io confido in Hammurabi
Fattucchiera!
Foriera di orrende malie e terrificanti malefici.
Aspetto sinuoso, occhi cupi e pungenti come spilli,
fluente chioma blu e amore per i gattini neri.
L’avevano relegata ai margini del deserto in quella
fatiscente capanna fatta di graticci di canne e
pietre, oltre l’ultima oasi.
Si sarebbe riscattata, lo sapeva, la sinossi era
chiara quando recitava: “Occhio per occhio, dente
per dente”.
Foriera di orrende malie e terrificanti malefici.
Aspetto sinuoso, occhi cupi e pungenti come spilli,
fluente chioma blu e amore per i gattini neri.
L’avevano relegata ai margini del deserto in quella
fatiscente capanna fatta di graticci di canne e
pietre, oltre l’ultima oasi.
Si sarebbe riscattata, lo sapeva, la sinossi era
chiara quando recitava: “Occhio per occhio, dente
per dente”.
Pinne e fanoni
Il bip bip del segnale analogico risuonava per tutta
la nave.
Una corsa contro il tempo per bloccare
quell’azione di morte.
L’enorme fattoria galleggiante si sarebbe
macchiata del sangue di quella povera bestia, se il
temerario equipaggio non l’avesse fermata in
tempo.
La forza degli idranti era un pericolo, ma valeva la
pena rischiare.
L’animale era scampato.
A prora un’unica rivendicazione:” PEACE”.
la nave.
Una corsa contro il tempo per bloccare
quell’azione di morte.
L’enorme fattoria galleggiante si sarebbe
macchiata del sangue di quella povera bestia, se il
temerario equipaggio non l’avesse fermata in
tempo.
La forza degli idranti era un pericolo, ma valeva la
pena rischiare.
L’animale era scampato.
A prora un’unica rivendicazione:” PEACE”.
Si può morire per amore?
Sei sempre stata come l’emoglobina per me,
necessaria per portare ossigeno a cervello e cuore.
Forte e rossa come il sangue che mi scorre nelle
vene, aromatica come il petalo di rosa che si lascia
cadere nel rivolo di montagna.
Solo adesso che non ci sei più, il mio cervello
insensato piange la tua assenza, il mio cuore non
sa più come battere, i miei occhi si annebbiano e il
mio respiro si affanna.
necessaria per portare ossigeno a cervello e cuore.
Forte e rossa come il sangue che mi scorre nelle
vene, aromatica come il petalo di rosa che si lascia
cadere nel rivolo di montagna.
Solo adesso che non ci sei più, il mio cervello
insensato piange la tua assenza, il mio cuore non
sa più come battere, i miei occhi si annebbiano e il
mio respiro si affanna.
Eretica panspermia
Kitanku re di Xh, il tutto e il niente, aveva sempre
avuto una mente guizzante!
Il suo sguardo però ora era vacuo, dopo che i suoi
1368 figli lo costrinsero ad abdicare.
Si era lasciato trascinare dal suo narcisismo.
Cavalcando Picka, la sua cometa, ne scagliò un
pezzo, un piccolo meteorite, passando vicino a
quella insignificante palla d'acqua che ora
brulicava di miliardi di suoi figli imperfetti.
avuto una mente guizzante!
Il suo sguardo però ora era vacuo, dopo che i suoi
1368 figli lo costrinsero ad abdicare.
Si era lasciato trascinare dal suo narcisismo.
Cavalcando Picka, la sua cometa, ne scagliò un
pezzo, un piccolo meteorite, passando vicino a
quella insignificante palla d'acqua che ora
brulicava di miliardi di suoi figli imperfetti.
ANCORA, una promessa
Le aveva chiesto di aspettare, e lei aveva da
sempre la speranza negli occhi fissi sull’orizzonte,
che caldo, sfumava nel rosso, arancio, viola e blu.
I gabbiani volavano alti.
La brezza dolce la coccolava, come le carezze
delle sue mani calde.
I lunghi capelli biondi le sfioravano il viso,
sapevano di mare proprio come quelli di lui.
Fra le dita l’unica sua promessa, una piccola
ancora d’argento.
sempre la speranza negli occhi fissi sull’orizzonte,
che caldo, sfumava nel rosso, arancio, viola e blu.
I gabbiani volavano alti.
La brezza dolce la coccolava, come le carezze
delle sue mani calde.
I lunghi capelli biondi le sfioravano il viso,
sapevano di mare proprio come quelli di lui.
Fra le dita l’unica sua promessa, una piccola
ancora d’argento.
L’aiuto della Morte
Era malferma e tremante, così la rassicurò
stringendola nel suo giubbotto strappato, fra le
lacrime che le rigavano il viso e le incendiavano le
ferite.
L’aveva incrociata lungo il ponte, sopra il fiume,
che ora aveva sempre più un’aria sinistra, tra i
sassi viscidi, le piccole cascate e i mulinelli.
D’un tratto un lampo d’odio brillò da dietro i suoi
occhiali, la prese di peso e la gettò di sotto.
stringendola nel suo giubbotto strappato, fra le
lacrime che le rigavano il viso e le incendiavano le
ferite.
L’aveva incrociata lungo il ponte, sopra il fiume,
che ora aveva sempre più un’aria sinistra, tra i
sassi viscidi, le piccole cascate e i mulinelli.
D’un tratto un lampo d’odio brillò da dietro i suoi
occhiali, la prese di peso e la gettò di sotto.
TuMiTurbi
Una veste di bianchi e soffici petali di rosa, la
ricopriva nella mia mente.
Si muoveva e sembrava un angelo librato in volo,
sorrideva e le sue risa erano l’unica musica che le
mie orecchie avrebbero voluto sentire da qui
all’eternità.
I suoi occhi erano il valico che portava i miei
sospiri al suo cuore.
Seguendola da lontano, speravo che le sue labbra
tumide, si sarebbero presto posate su di me.
ricopriva nella mia mente.
Si muoveva e sembrava un angelo librato in volo,
sorrideva e le sue risa erano l’unica musica che le
mie orecchie avrebbero voluto sentire da qui
all’eternità.
I suoi occhi erano il valico che portava i miei
sospiri al suo cuore.
Seguendola da lontano, speravo che le sue labbra
tumide, si sarebbero presto posate su di me.
Tutti i tulipani della mia vita
Era bianco come la neve, puro come il mio amore
appena nato per te, quel tulipano che mi avevi
infilato fra i capelli dopo averlo colto per me.
Il secondo che mi regalasti era giallo, intenso
come i cedri maturati al sole.
L’altro, rosso, lo vidi mentre l’ultimo anelito di
vita mi abbandonava e tu, con gli occhi gonfi, me
lo posasti sul petto come uno stetoscopio, per
cercare di farmi ridere ancora.
appena nato per te, quel tulipano che mi avevi
infilato fra i capelli dopo averlo colto per me.
Il secondo che mi regalasti era giallo, intenso
come i cedri maturati al sole.
L’altro, rosso, lo vidi mentre l’ultimo anelito di
vita mi abbandonava e tu, con gli occhi gonfi, me
lo posasti sul petto come uno stetoscopio, per
cercare di farmi ridere ancora.
I miei occhi son ali
Quegli occhi erano l’unico mezzo che madre
natura le aveva dato per sopravvivere.
Uno sguardo blu intenso, ampio, soffice, polveroso
e un po’ strabico, che le permetteva di incutere
timore in chi, più grande di lei, l’avrebbe voluta
per sé.
Non era altro però, che un piccolo sotterfugio.
Tutto meravigliosamente finto, effimero e fugace,
proprio come il battito delle sue ali.
natura le aveva dato per sopravvivere.
Uno sguardo blu intenso, ampio, soffice, polveroso
e un po’ strabico, che le permetteva di incutere
timore in chi, più grande di lei, l’avrebbe voluta
per sé.
Non era altro però, che un piccolo sotterfugio.
Tutto meravigliosamente finto, effimero e fugace,
proprio come il battito delle sue ali.
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